8 marzo: dalla presenza alla leadership, l’evoluzione delle donne nell’economia e nelle imprese

da | Mar 8, 2026 | Real Estate - Finance

Donne manager di età e provenienze diverse riunite in una sala direzionale durante una decisione strategica

L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza. È un momento utile per misurare la distanza percorsa e, soprattutto, quella ancora da colmare. Negli ultimi trent’anni la figura della donna nel mondo del lavoro ha attraversato una trasformazione sostanziale: da presenza spesso confinata a ruoli esecutivi o di supporto a protagonista della governance, della finanza, dell’innovazione e delle grandi decisioni internazionali.

Non si tratta di un percorso lineare né concluso. Le opportunità restano distribuite in modo diseguale tra Paesi, settori e livelli gerarchici. Tuttavia, oggi le donne guidano banche centrali, organizzazioni multilaterali e gruppi industriali; siedono nei consigli di amministrazione e costruiscono imprese globali. La questione non riguarda più soltanto l’accesso al lavoro, ma la possibilità concreta di incidere sulle strategie.

Dal posto di lavoro al tavolo delle decisioni

Per molto tempo, la crescita dell’occupazione femminile non si è tradotta automaticamente in una presenza proporzionata nei ruoli di comando. Il cosiddetto “soffitto di cristallo” ha descritto proprio questo confine invisibile: competenze e risultati potevano condurre fino a un certo livello, oltre il quale l’accesso diventava più difficile.

Negli ultimi decenni, istruzione, trasformazioni culturali, nuove normative e politiche aziendali hanno progressivamente modificato il quadro. In Europa, le regole sull’equilibrio di genere nei board delle grandi società quotate fissano l’obiettivo del 40% per il genere sottorappresentato tra gli amministratori non esecutivi, oppure del 33% considerando tutti gli amministratori. Secondo la Commissione europea, nel 2024 le donne rappresentavano in media il 34% dei membri dei consigli delle maggiori società quotate dell’Unione; la percentuale saliva al 39,6% nei Paesi con quote vincolanti, contro il 17% nei Paesi privi di misure specifiche. Questi dati mostrano che il cambiamento culturale può essere accelerato da criteri trasparenti e responsabilità misurabili. [Commissione europea](https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/en/ip_25_22/IP_25_22_EN.pdf

Anche la ricerca sul mondo delle imprese suggerisce che la diversità non sia soltanto un obiettivo sociale. Un’indagine dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, condotta su circa 13.000 aziende in oltre 70 Paesi, ha analizzato il rapporto tra presenza femminile nella leadership e risultati aziendali, rilevando benefici percepiti in termini di performance, reputazione e capacità di attrarre e trattenere talenti. ([ILO](https://www.ilo.org/publications/women-business-and-management-global-survey-enterprises)

La crescita della leadership femminile, però, non può essere ridotta a una percentuale. Un board più equilibrato produce valore quando le persone presenti hanno reale autonomia, accesso alle informazioni e possibilità di influenzare le decisioni. La rappresentanza è il punto di partenza; l’autorevolezza operativa è il passaggio decisivo.

Un nuovo modello di leadership

L’ingresso di più donne ai vertici ha coinciso con un’evoluzione più ampia del concetto stesso di leadership. Le aziende devono oggi affrontare transizione digitale, sostenibilità, instabilità geopolitica, nuove aspettative dei lavoratori e relazioni sempre più complesse con clienti e comunità. Comandare non significa più soltanto controllare risorse: significa interpretare scenari, costruire consenso, gestire competenze differenti e assumersi responsabilità nel lungo periodo.

Non esiste uno “stile femminile” universale. Attribuire automaticamente alle donne empatia, prudenza o capacità relazionale rischierebbe di sostituire un pregiudizio con un altro. Il vero avanzamento consiste nel permettere a leadership diverse di emergere senza essere costrette a replicare un unico modello storico di potere.

Le organizzazioni più mature non chiedono alle donne di adattarsi a strutture immutate: mettono in discussione i meccanismi con cui selezionano, valutano e promuovono i talenti. Percorsi professionali trasparenti, congedi realmente condivisi, flessibilità sostenibile e criteri retributivi verificabili sono strumenti aziendali concreti, non concessioni simboliche.

Donne che hanno cambiato il linguaggio del potere economico

Gli ultimi trent’anni offrono figure molto differenti tra loro, accomunate dall’aver occupato posizioni un tempo considerate quasi esclusivamente maschili.

Angela Merkel: stabilità, metodo e influenza europea

Angela Merkel è stata la prima donna a guidare il governo federale tedesco. Cancelliera dal novembre 2005 al dicembre 2021, ha attraversato quattro mandati e sedici anni segnati dalla crisi finanziaria globale, dalla crisi dell’euro, dalle tensioni migratorie e dalla pandemia. La sua formazione scientifica e il suo stile pragmatico hanno contribuito a costruire un modello di leadership fondato sull’analisi, sulla gradualità e sulla ricerca di compromessi. Al di là delle diverse valutazioni politiche, Merkel ha dimostrato che una donna poteva mantenere per lungo tempo una posizione centrale negli equilibri economici e strategici europei. ([Cancelleria federale tedesca](https://www.bundeskanzler.de/bk-de/content/angela-merkels-kanzlerschaft-2045938))

 Christine Lagarde: dalle imprese alla politica monetaria

Christine Lagarde ha attraversato diritto, impresa, politica economica e finanza internazionale. È stata ministra francese dell’Economia e delle Finanze, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale dal 2011 al 2019 e, dal novembre 2019, presidente della Banca Centrale Europea. Il suo percorso mostra come la leadership economica richieda oggi capacità di tradurre temi tecnici — inflazione, stabilità finanziaria, politica monetaria — in decisioni comprensibili e politicamente sostenibili. [Banca Centrale Europea](https://www.ecb.europa.eu/ecb/decisions/html/cvlagarde.en.html)

Janet Yellen: tre vertici dell’economia statunitense

Janet Yellen ha costruito un primato difficilmente replicabile: è stata la prima persona nella storia degli Stati Uniti ad avere guidato il Council of Economic Advisers della Casa Bianca, la Federal Reserve e il Dipartimento del Tesoro. Presidente della Federal Reserve dal 2014 al 2018 e segretaria al Tesoro dal 2021 al 2025, ha portato al centro del dibattito il rapporto tra stabilità macroeconomica, occupazione e qualità del lavoro. La sua carriera ha ampliato lo spazio delle economiste nei luoghi in cui si definiscono le politiche monetarie e fiscali mondiali. ([U.S. Department of the Treasury](https://home.treasury.gov/about/history/prior-secretaries/janet-yellen-2021-2025)

Ngozi Okonjo-Iweala: commercio globale e sviluppo

Ngozi Okonjo-Iweala è la prima donna e la prima africana a dirigere l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Economista con una lunga esperienza nella Banca Mondiale e due mandati da ministra delle Finanze della Nigeria, è entrata in carica alla WTO nel 2021 e ha iniziato un secondo mandato quadriennale nel settembre 2025. Il suo profilo rappresenta un passaggio importante: la leadership economica globale non è più raccontata soltanto da una prospettiva occidentale, ma integra sviluppo, commercio, riforme e costruzione del consenso tra interessi differenti. ([World Trade Organization](https://www.wto.org/english/thewto_e/dg_e/dg_e.htm)

Mary Barra: trasformare un gigante industriale

Nel settore privato statunitense, Mary Barra è diventata amministratrice delegata di General Motors nel 2014 e presidente del consiglio di amministrazione nel 2016. In un’industria storicamente maschile, ha assunto la guida di uno dei più grandi gruppi automobilistici mondiali durante la transizione verso elettrificazione, software e guida autonoma. Il suo percorso, iniziato in GM nel 1980 come studentessa-lavoratrice, mostra il valore di una crescita interna costruita attraverso esperienza tecnica, prodotto, risorse umane e supply chain. ([General Motors](https://www.gm.com/company/leadership.detail.html/Pages/bios/global/en/corporate-officers/Mary-Barra)

Indra Nooyi: strategia, portafoglio e sostenibilità

Indra Nooyi ha guidato PepsiCo come CEO dal 2006, dopo avere ricoperto ruoli nella finanza e nella pianificazione strategica del gruppo. La sua leadership ha contribuito a legare la gestione del portafoglio prodotti a una visione più ampia di sostenibilità, salute e trasformazione delle preferenze dei consumatori. Il suo percorso rimane significativo anche per la capacità di affermarsi, come donna di origine indiana, ai vertici di una grande multinazionale statunitense. [PepsiCo, Annual Report](https://www.pepsico.com/docs/pepsico-5v9wci20/media/Files/investors/pepsico-2014-annual-report_final.pdf)

Queste protagoniste non costituiscono un modello unico. Provengono da istituzioni, culture e settori diversi e hanno assunto decisioni anche controverse. La loro importanza storica risiede nel fatto che hanno reso ordinario ciò che in precedenza appariva eccezionale: vedere una donna al centro di una crisi finanziaria, di una trattativa commerciale o della trasformazione di un gruppo industriale.

La sfida futura: costruire continuità

Il prossimo passaggio non consiste nel celebrare poche figure straordinarie, ma nel creare una presenza femminile stabile lungo l’intera catena del talento. Se le donne entrano nelle aziende ma si fermano prima delle posizioni con responsabilità economica, la trasformazione rimane incompleta. Servono accesso ai ruoli che preparano alla leadership — gestione di budget, operazioni, tecnologia, vendite e responsabilità internazionale — oltre a mentoring, sponsorship e valutazioni fondate su risultati verificabili.

La stessa attenzione deve riguardare imprenditrici, professioniste e piccole imprese. Accesso al capitale, reti qualificate, competenze finanziarie e strumenti digitali possono determinare la capacità di una nuova impresa di crescere e internazionalizzarsi. Favorire questa evoluzione significa ampliare la base produttiva e utilizzare meglio il talento disponibile.

Per le aziende, la domanda strategica non è più se includere le donne, ma come evitare di perdere competenze essenziali. In un’economia che premia innovazione e capacità di leggere mercati differenti, escludere prospettive significa limitare la qualità delle decisioni.

L’8 marzo come impegno manageriale

Celebrare la Giornata internazionale della donna ha senso quando alle parole seguono scelte osservabili: processi di selezione equi, percorsi di crescita accessibili, parità di trattamento, tutela della maternità, condivisione delle responsabilità familiari e contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza.

Le protagoniste degli ultimi trent’anni hanno aperto porte importanti. Il compito delle imprese contemporanee è fare in modo che quelle porte non conducano soltanto a poche eccezioni, ma a un sistema nel quale competenza, visione e responsabilità possano emergere indipendentemente dal genere.

L’8 marzo diventa così più di una celebrazione: un invito a riconoscere la leadership già costruita, a misurare ciò che ancora manca e a trasformare l’inclusione in una leva concreta di crescita. Perché il futuro delle aziende non sarà definito soltanto da chi siede al tavolo, ma dalla qualità e dalla pluralità delle decisioni che quel tavolo saprà produrre.